Il Centenario della NON inaugurazione

Parigi 3 dicembre 1917: in programma l’inaugurazione della prima personale dell’ancora in vita Amedeo Modigliani organizzata da Berthe Weill (gallerista anche di Picasso).

“Domenica – si legge nell’invito dell’epoca – si esporranno i quadri e lunedì 3 dicembre vernissage, nudi sontuosi, figure angolose, deliziosi ritratti”.

Ma la sfortuna sorniona vuole che il commissariato di polizia affacci proprio sulla galleria, dove si accalcano appassionati d’arte e passanti, i primi per commentare quel nuovo e futuristico stile, i secondi attirati dalle forme sinuose dei soggetti dipinti.
“Porcherie!”sentenzia il Commissario Rousselot che vede la mostra dalla propria finestra ed, attraverso un agente in borghese, intima a Berthe Weill di togliere i quadri sconci dall’esposizione.
Al suo dinniego, viene portata di peso in commissariato dove un più che alterato Commissario, le spiega che i dipinti sono osceni perchè “hanno i peli” e dispone lo smantellamento coatto del vernissage.

Amedeo Modigliani, dopo questo smacco artistico, non ebbe mai il piacere di vedere le proprie opere esposte al pubblico.

La prima personale di Modigliani ha ingloriosamente termine prima di aver inizio, ma l’allora commissario Rousselot oggi sarebbe un po’ meno indignato dal soggetto di quei ritratti se sapesse che Il “Nu Couché”, che lui in persona giudicò indecente e non degno dell’esposizione, è la terza opera d’arte più cara al mondo (dopo il Salvator Mundi di Leonardo e Le donne di Algeri di Picasso).

E’ divertente, oggi, pensare a ciò che accadde: il senso del pudore da allora è così radicalmente mutato, ormai il nudo, che sia artistico od osceno, prende parte alle normali immagini che ci vengono sottoposte giornalmente da ogni fonte di informazione.

L’anacronismo di questa vicenda, mi fa riflettere sul senso del celare o meno il corpo allo sguardo altrui: ad oggi chiunque può trovare facilmente l’immagine di un corpo nudo, sia maschile che femminile, è sufficiente sfogliare un giornale o cercare su internet, ma avere l’accesso così libero ed incondizionato all’aspetto esteriore degli altri, può toglierci il piacere della scoperta dal vivo e privarci della curiosità stessa di scoprire. Inoltre identificare gli altri nel loro solo involucro esterno, getta le basi per una società sempre più superficiale che non si addentra nell’animo umano ma che resta sul pelo della pelle ad osservare le pieghe della carne.

 

 

 

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