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La corsa all’oro

Nell’agosto del 1896 tre persone, due nativi ed un californiano scoprirono casualmente, risalendo il fiume Klondike dei ricchi giacimenti d’oro nel cosiddetto Fosso di Bonanza. Non si sa chi materialmente tra i tre effettuò la scoperta anche se gli storici tendono ad attribuirne la paternità ad uno dei due nativi Skookum Jim Mason.

La notizia si sparse rapidamente e nella zona cominciarono ad affluire i minatori delle miniere vicine. Nel 1897 la notizia giunse negli Stati Uniti dando il via alla più frenetica “febbre dell’oro” della storia americana.

Dawson City, la città simbolo della corsa all’oro situata sulle rive del fiume Yukon, era un tranquillo borgo prima dell’arrivo di migliaia di aspiranti cercatori: nel 1898 contava ben 40.000 abitanti e numerosi saloon dove succedeva di tutto; l’arrivo di tante persone favorì anche la criminalità, che il governo cercò di arginare inviando i Mounties, la polizia a cavallo canadese. Nel 1899, con l’esaurirsi dei giacimenti, la popolazione di Dawson City scese a 8.000 abitanti. Nel 2016, ne contava appena 1.375.

I cercatori giunti da ogni parte degli Stati Uniti e non solo, erano messi in difficoltà non solo dalle proibitive condizioni ambientali ma anche dalle rigide norme canadesi, ciascun cercatore dovendo dimostrare di essere autosufficiente, doveva portare con se quintali di viveri, il tutto spesso trasportato a spalla e si rendeva così necessario ripercorrere lo stesso tragitto più volte attraverso il temuto Chilkoot Pass, oggi facente parte del Klondike Gold Rush International Historical Park.

Tra i molti a prendere parte alla corsa vi anche fu lo scrittore californiano Jack London, i cui libri più celebri (Il richiamo della foresta e Zanna Bianca), oltre ad un gran numero di racconti brevi, furono influenzati dalla sua esperienza della corsa all’oro. In Burning Daylight (Radiosa Aurora), romanzo per molti tratti autobiografico, London narra la storia dell’immaginario Elam “Burning Daylight” Harnish, un pioniere che fu fra i primi a scoprire l’enorme ricchezza del Fosso di Bonanza e che riuscì ad arricchirsi più di chiunque altro sfruttando le migliori concessioni.

Resta il fatto che alla fine degli anni di ricerca febbrile dell’oro, solo poche centinaia di persone si arricchirono davvero: molte tornarono a casa con le tasche vuote, ma la mente piena di avventure da raccontare.