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L’alveare 3.0 salverà le api senza lo Stato a supporto

Sono 3 Comaschi, Niccolò Calandri, Riccardo Balzaretti ed Elia Nipoti, gli inventori dell’alveare tecnologico 3.0, ribattezzato in breve 3Bee, che ha riscosso interesse ed ammirazione nel settore degli apicoltori e non solo.

L’alveare hi-tech, è stato progettato con l’obiettivo di frenare la drastica riduzione delle api in modo semplice ed efficiente: “Il concetto si basa sull’analisi dei dati biologici attraverso dei sensori elettronici specifici che misurano la temperatura, l’umidità, il suono e gli odori – spiegano -, i parametri vengono poi elaborati dal computer, in modo da prevedere bisogni, malattie e necessità delle api”

Il riscontro ottenuto è sicuramente molto positivo: richieste di acquisto del prototipo, di sperimentazione del sistema e di seminari atti a spiegare profondamente il prodotto fioccano da ogni parte d’Italia; attualmente sono presenti sul territorio nazionale 60 alveari 3.0 ed il progetto imminente è l’esportazione internazionale.

Questa invenzione ha sicuramente molte qualità e pensare che sia tutta italiana non può che riempirci di orgoglio: molto spesso gli Italiani si sono contraddistinti per ingegno e capacità e constatare che il progetto sia stato sviluppato interamente sul territorio nazionale ci aiuta ad essere più positivi pensando alla ricerca in Italia. Troppo spesso i talenti made in Italy devono varcare i confini per trovare i fondi e le strutture atte a studiare e realizzare le proprie idee innovative, quando potrebbero materializzare i loro propositi in patria se solo lo Stato ponesse più attenzione al ramo ricerca e sviluppo.

Anche in questo caso, seppure 3Bee sia stato brevettato in Italia, questo non rappresenta un punto d’orgoglio per la ricerca in quanto interamente finanziato con fondo privati.