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L’Istat certifica il calo demografico in Italia

I dati forniti dall’Istat, nell’annuale rapporto sugli indicatori demografici, mostrano che in Italia ormai vi è un evidente problema di denatalità. Nel 2019 si sono avute solo 435 mila nascite, che rappresenta il più basso numero di sempre, ma anche il cd. ricambio naturale è il più basso in oltre un secolo, ogni 100 cittadini che muoiono le nascite sono solo 67, mentre solo 10 anni fa erano 96. Pertanto, nel 2019 nel nostro Paese si sono persi 116 mila cittadini residenti portando il numero complessivo della popolazione a 60 milioni 317 mila.

Se il numero medio di figli per donna rimane fermo ad 1,29 è il numero delle donne in età fertile che è in calo, infatti sono diminuite di circa 480 mila unità. Al tempo stesso si è alzata l’età media del parto che si attesta a 32,1 anni.

L’aspettativa di vita si alza ancora e passa a 81 anni per gli uomini e a 85,3 per le donne.

Analizzando i dati del rapporto, infine, si evince sempre più un Paese diviso in due, dove al nord in crescita si contrappone un sud in piena crisi, crisi dovuta sia allo spopolamento che alle migrazioni interne, e dove si registra anche un’aspettativa di vita più bassa.

Sull’argomento si è espresso, con toni preoccupati, anche il Presidente Mattarella che incontrando una delegazione del forum delle associazioni delle famiglie, ha sostenuto che la denatalità “rappresenta un problema per il Paese”. Ed ancora “come conseguenza dell’abbassamento di natalità vi è un abbassamento del numero delle famiglie. Questo significa che il tessuto del nostro Paese si indebolisce e va assunta ogni iniziativa per contrastare questo fenomeno”.