Usa scaldano i motori – Bonino frena su attacco

Syrian refugees in IraqRiunito alla Casa Bianca il Consiglio di Sicurezza sulla Siria. Atteso per domani il report dell’intelligence Usa che dimostrerebbe l’uso di armi chimiche. Secondo la stampa americana ci sarebbero delle intercettazioni che dimostrano il coinvolgimenti diretto del regime siriano.
Bonino, se via libera Onu dibattito Parlamento – Se ci fosse il via libera dell’Onu ad un intervento in Siria, non scatterebbe “nessun automatismo” ma si aprirebbe uno “scenario di legalita’ internazionale ad oggi totalmente inesistente” che aprirebbe la strada ad un “serio dibattito in Parlamento”. Lo ha detto il Ministro degli Esteri Emma Bonino rispondendo ad una domanda “Radio anch’io”.

Iran: Khamenei, attacco Usa disastroso, MO polveriera – Un intervento degli usa in Siria sarebbe “un disastro per la regione”. Lo ha detto Guida suprema Ali Khamenei, secondo quanto riporta l’agenzia Isna. “La regione – ha detto – è una polveriere e il futuro non puo’ essere previsto”.

di Stefano de Paolis

NEW YORK – A ritmo serrato, la potente macchina da guerra Usa scalda i motori: gia’ da giovedi potrebbe arrivare la luce verde per una dura azione punitiva contro il regime di Damasco, accusato di aver oltrepassato la ‘linea rossa’ usando micidiali armi chimiche contro i ribelli e la popolazione civile in Siria. Ufficialmente, il presidente Obama non ha ancora preso una decisione definitiva, fa sapere la Casa Bianca, ma i suoi piu’ stretti collaboratori e i suoi alleati incalzano con dichiarazioni pubbliche inequivocabili.

Allo stesso tempo, la Russia continua ad ammonire sulle possibili ricadute di un intervento, anche per l’intera regione: L’occidente, ha detto il vice-premier Dmitri Rogozine, si muove nel mondo islamico “come una scimmia con una granata”. Per la Russia, ha inoltre affermato, i tentativi di aggirare l’Onu “creano per l’ennesima volta pretesti artificiali e infondati per un intervento militare nella regione, gravidi di nuove sofferenze in Siria e conseguenze catastrofiche per Medio Oriente e Nord Africa”.

Anche l’Italia tira il freno sulla possibilita’ di passare all’azione senza un mandato delle Nazioni Unite. “L’Italia non prenderebbe parte a soluzioni militari al di fuori di un mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu”, ha precisato il ministro degli Esteri Emma Bonino alle Commissioni Esteri congiunte. Fonti governative hanno poi precisato che senza un mandato dei Quindici e’ escluso anche l’uso delle basi militari italiane. Ma un passaggio attraverso le Nazioni Unite sembra del tutto improbabile.

Anche Pechino – che come Mosca ha diritto di veto in Consiglio di sicurezza – attraverso un editoriale dell’ agenzia Nuova Cina ha affermato che ”e’ imperativo che gli Usa e i Paesi che la pensano come loro si astengano da qualsiasi avventato intervento armato e lascino le Nazioni Unite giocare la loro parte nel decidere come agire”. Una soluzione negoziata sembra pero’ sempre piu’ lontana, anche perche’ le relazioni tra Washington e Mosca si fanno sempre piu’ tese.

Il Dipartimento di Stato ha infatti comunicato all’ultimo momento di aver rinviato l’incontro fra diplomatici americani e russi in programma a L’Aia, in seguito ”alle consultazioni in corso per trovare una risposta appropriata” all’attacco del 21 agosto in Siria. In attesa che sia reso noto il rapporto dell’intelligence sull’uso di armi chimiche in Siria nei prossimi giorni, continuano a rullare i tamburi di guerra. Le forze armate Usa sono ”pronte ad andare” se il presidente Obama, ‘Commander in Chief’, ordinera’ di passare all’azione, ha reso noto il segretario alla difesa, Chuck Hagel. Il Pentagono, ha detto, ha spostato tutti ”gli asset necessari per essere in grado di onorare e assecondare qualsiasi opzione il presidente” decidesse di seguire. Opzioni, ha poi precisato il portavoce della Casa Bianca, che non riguardano un cambio di regime a Damasco e non sono solo limitate al solo uso della forza. Anche Londra ha fatto sapere che le forze armate britanniche stanno mettendo a punto un piano di emergenza nell’eventualita’ di una azione militare, mentre il premier David Cameron ha affermato che ”la comunita’ internazionale deve rispondere” all’attacco chimico in Siria, e ha richiamato il Parlamento dalle ferie, convocandolo proprio per giovedi’. ”L’attacco chimico su Damasco non può restare senza risposta”, e la Francia è ”pronta a punire chi ha preso la decisione di colpire col gas degli innocenti”, gli ha fatto eco da Parigi il presidente Francois Hollande.

Contemporaneamente, varie fonti di stampa raccolgono da fonti dell’amministrazione Usa indiscrezioni sui possibili obiettivi e sui tempi dei raid. Secondo la Nbc l’attacco scatterebbe giovedi e potrebbe avere la durata di tre giorni. Secondo il Washington Post nel mirino di ”attacchi chirurgici” ci sono obiettivi di alto valore delle difese aeree, navali e di terra del regime, cosi’ come i centri di sostegno logistico e comando delle forze armate. Secondo l’agenzia Bloomberg, i piani all’esame non considerano truppe di terra o l’imposizione di una no-fly-zone, ne’ tantomeno di colpire direttamente il presidente al Assad. Damasco, intanto, si mostra a sua volta bellicosa: ”In caso di attacco ci difenderemo con ogni mezzo a disposizione”, ha detto il ministro degli esteri Walid al Muallim, minacciando anche una risposta con ”mezzi di difesa che sorprenderanno”. Di certo, di quest’atmosfera sembrano farne le spese gli ispettori dell’Onu sul campo: la loro visita prevista oggi ad un nuovo sito, hanno fatto sapere, e’ stata rinviata di un giorno, ”al fine di migliorare la preparazione e la sicurezza per la squadra”.

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