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Adulterio e morte. Confronto tra “Madame Bovary” e “Anna Karenina”

Il luogo comune secondo cui Madame Bovary e Anna Karenina siano vicini, per la trama e per il tragico finale, non è del tutto esatto.

Se si sottopongono i due romanzi ad una meno superficiale analisi, sarà facile capire come non ci siano molti punti d’incontro.

In Madame Bovary, Emma sposa Charles, un uomo semplice, ma incapace. Emma s’illude: vorrebbe vivere come le eroine dei suoi romanzi (anche Anna Karenina legge), ma si deve accontentare del ballo al castello (in cui rivela tratti della sua sensualità). Il romanzo è ambientato in provincia, in Francia, mentre Anna Karenina esclusivamente negli ambienti aristocratici russi. Emma e Anna tradiscono i rispettivi mariti, ma le circostanze dell’adulterio sono totalmente diverse: Emma ha due amanti (Rodolfo e Leon) che non provano alcun sentimento vero per lei, e quando si indebita preferisce uccidersi, dopo numerose sofferenze poiché ingerisce un veleno per topi. Anna compie un percorso diverso: il suo amante è il conte Vronskij, e mentre il marito di Emma, Charles, scopre solo nel finale i tradimenti (dopo la morte di Emma, trova le lettere di Leon), Anna è costretta a rivelare al marito, Alexander Karenin, la sua relazione con Vronskij.

Il marito di Anna è una figura molto importante, ed è molto più presente rispetto a Charles Bovary. Karenin, venuto a sapere dalla stessa Anna della sua storia con Vronskij, non può fare nulla per impedirle di vederlo, però le chiede soltanto di mantenere il decoro e di nascondere, almeno agli occhi della società, il rapporto con Vronskij, per non rovinare la reputazione e quindi per non macchiarlo di disonore. Tuttavia, Anna non rispetta la volontà del marito e Karenin va su tutte le furie. Peraltro, Anna rimane incinta ed è vicina alla morte. Vronskij, disperato, tenta addirittura il suicidio, sparandosi, ma sopravvive. Karenin, al capezzale di Anna, la perdona e si dimostra un grande magnanimo. A questo punto, la situazione di Anna diventa molto complicata. Anna lascia la casa di Karenin e va a vivere con Vronskij. Karenin le impedisce di vedere il loro figlio Sereza – che Anna riesce lo stesso ad incontrare il giorno del compleanno del bambino. Agli occhi della società, è Anna la donnaccia, mentre Karenin è un magnanimo. Su questo punto bisognerà dire qualcosa di più. Tolstoj mostra solo nel finale Anna per come è realmente: solo negli ultimi capitoli, attraverso un monologo interiore, fa capire al lettore che cosa pensa Anna e quali sono le sue paure e come sia lei stessa e non Vronskij (Anna teme che Vronskij la lasci perché la madre di Vronskij non accetta ancora la loro storia e fa di tutto per farlo sposare con un’altra pretendente) l’elemento negativo – se così si può dire – della coppia. Anna è vista per tutto il romanzo con gli occhi degli altri personaggi, e le comparse del narratore sono alquanto rare – e se ci sono, esse sono decisamente nascoste. Sono il fratello di Anna, Stiva, sua moglie Dolly, Kitty (sorella di Dolly) e tutti gli altri che giudicano Anna. Stiva la protegge; Dolly cerca di darle dei buoni consigli: è felice per Anna perché finalmente “incomincia a vivere” (questo è un po’ il leitmotiv del romanzo: incominciare a vivere). Levin (amico di Stiva e innamorato di Kitty), paradossalmente – l’altro personaggio centrale nel romanzo – incontra Anna dopo ben ottocento pagine! E tutti, vedendo Anna, rimangono incantati per la sua bellezza, per la sua eleganza. Solo il narratore sa che è tutto falso, che Anna non è così. Tra l’altro, subito dopo la morte di Anna non ci viene detto più nulla dei personaggi che più le erano legati: il suo funerale è descritto attraverso gli occhi dei presenti perché il narratore non ci fa assistere direttamente alla scena. E questo perché Anna è morta e dunque non è ritenuto necessario focalizzare ancora l’attenzione sulle vicende che la riguardano.

Flaubert si comporta in un altro modo con Emma. Flaubert fa incontrare Emma al lettore grazie a Charles, e la vede con gli occhi di Charles, non per come è realmente. Emma diventa solo in un secondo momento (dal capitolo che si occupa dell’infanzia di Emma e dei suoi sogni repressi) l’oggetto dell’attenzione totale del narratore. Di lei sappiamo cosa fa, chi incontra e anche cosa pensa. Anche di Anna lo sappiamo, ma perché è il narratore che interpreta, che decodifica i suoi pensieri: solo alla fine ci saranno messi davanti agli occhi i pensieri veri di Anna.

Detto ciò, risulta che Tolstoj inganna il lettore per tutto il corso del romanzo, e non è un caso che Anna e Levin s’incontrino troppo tardi. Trattasi dei due personaggi che più attirano le “simpatie” del lettore, ossia i due protagonisti. Sono gli unici che sembrano avere grandi qualità e bontà d’animo.

Il secondo parametro da analizzare è la disposizione dei personaggi. In Madame Bovary, i personaggi che si muovono sono pochi, ma essenziali: Emma, Charles, gli amanti di Emma (Leon e Rodolfo), il farmacista Homais e l’usuraio. Anna Karenina è, invece, costellato da tanti personaggi, che magari fanno anche una sola comparsa, però ci sono. Ed è anche il romanzo dei triangoli – lo si capisce fin dall’inizio.

Ecco i triangoli che è possibile individuare (il personaggio conteso compare al centro):

Dolly          Stiva           istitutrice francese;

Anna          Vronskij     Kitty;

Vronskij     Anna          Alexander Karenin;

Levin          Kitty           Vronskij;

Anna          Karenin      Lidia Ivanovna.

Questi sono i cosiddetti “triangoli” che compaiono nel romanzo tolstojano.

Ed ecco quelli di Madame Bovary:

Leon           Emma                  Rodolfo;

Charles       Emma                  Rodolfo;

Charles       Emma                  Leon.

In Anna Karenina, vi sono tanti personaggi; in Madame Bovary, i personaggi si riducono a quattro, con l’elemento conteso che è uno solo, ossia Emma.

Il terzo parametro da considerare è la funzione del narratore. Flaubert agisce, compare? Partecipa attivamente ai tradimenti di Emma? Flaubert adottava la tecnica (molto cara ai naturalisti) dell’impersonalità, ma leggendo attentamente fra le righe del romanzo, si può intuire come invero Flaubert stesso sia “attratto” dalla sua eroina e come non sia per niente estraneo! È solamente abile nel nascondersi.

Anche Tolstoj è presente. Prima di tutto perché proietta sé nel personaggio di Levin (l’ultima parte, dedicata alle riflessioni di Levin, fa capire come il personaggio sia autobiografico), mentre con Anna finge l’assenza, ma puntualmente compare per smentire i suoi pensieri.

Il suicidio, infine, è lo scioglimento della tragedia. E questo è un elemento comune non solo per i due romanzi fin qui analizzati, ma per molti altri: Julien Sorel ne Il Rosso e il Nero (per citare un altro esempio ottocentesco); per non parlare di Werther o di Jacopo Ortis, fino ad andare a Didone nell’Eneide e ai due tragici Romeo e Giulietta in Shakespeare. Insomma, l’amore provoca il suicidio, o in ogni caso provoca la morte, come per Paolo e Francesca nell’Inferno di Dante (ma anche qui si tratta di adulterio). Dunque c’è una costante visione pessimistica nonché uno stretto legame tra amore-adulterio e morte – e tra eros e thanatos.

È come un vicolo cieco. È come un labirinto. Questo è ciò che traspare dai celebri suicidi.

Per tornare ai romanzi che stavamo analizzando, dobbiamo spendere ancora qualche parola per Anna Karenina e per Madame Bovary.

Il capolavoro di Tolstoj è il romanzo per antonomasia. Se ci fosse un modello di romanzo ideale; se si ponesse ad un aspirante scrittore la domanda “Quale romanzo vorresti scrivere?”, la risposta sarebbe senz’altro: “Vorrei scrivere un romanzo affascinante come Anna Karenina”.

Il romanzo, dal punto di vista narrativo, è molto scorrevole. Le pagine sono stupende: i personaggi sono caratterizzati magistralmente, sembrando addirittura veri; le descrizioni degli ambienti sono  geniali e vi è anche quella giusta analisi psicologica che rende il monologo interiore pari ad un fuori campo cinematografico. Romanzo d’altri tempi. Ed è quasi volontariamente che Tolstoj, ci pare, renda le pagine di Anna le più intense e le più belle; quelle, invece, in cui è Levin al centro della sua osservazione, sono un po’ più lente, ma non per questo meno gradevoli.

Da un lato, Anna: una vita sregolata, un marito e un figlio abbandonati per un altro uomo, il che provoca l’esclusione dagli ambienti di élite della società russa ottocentesca; la reputazione che si macchia; la diffamazione; la sofferenza; la crisi di coppia suscitata dalla gelosia; infine, il drammatico suicidio, che viene rivelato quasi fin dall’inizio: infatti, Anna vede un uomo che si getta sotto un treno; Vronskij stesso sfiorerà la morte, così come Anna, nel periodo della gravidanza. Tutti segni profetici.

Levin è l’esatto opposto: si sposa, si dedica interamente alla moglie Kitty, che riesce a conquistare forse proprio perché Vronskij ha scelto Anna. E se Vronskij avesse scelto Kitty, Anna si sarebbe salvata?

Vi è un percorso opposto fra Anna e Kitty. All’inizio del romanzo, Anna è sposata, mentre Kitty è nubile. Kitty rifiuta la proposta di matrimonio di Levin perché è innamorata di Vronskij, il quale però si è invaghito di Anna. Kitty si ammala e soffre perché non può sposare Vronskij; Anna, al contrario, è felice perché “ha incominciato a vivere”.

Ma col procedere della storia, tutto cambia: Kitty si sposa con Levin e il rapporto di Anna e Vronskij comincia a complicarsi. Karenin non vuole concedere il divorzio ad Anna e le impedisce di vedere Sereza – all’opposto, Kitty resta incinta e dà alla luce un bambino: contrasto nel rapporto madre-figlio. Anna sembra addirittura considerare indifferente l’ottenimento del divorzio, soprattutto quando incomincia a diventare gelosa di Vronskij, per non dire iperossessiva. Dunque si rivela nient’altro che una donnaccia, cioè tutto il contrario di come veniva descritta dall’autore, che è stato falso con noi per ben novecento pagine; e anche il lettore capisce che Anna è un personaggio non del tutto positivo.

Per ciò che concerne, invece, il romanzo flaubertiano, anche qui il pessimismo non è velato di certo: smarrimento in letture ingannevoli – questa è la colpevolezza di Emma? – c’è da chiedersi. Il fallimento dei sogni, il fallimento delle aspirazioni; il trionfo della mediocrità, degli Homais, a cui per giunta viene data la Legion d’Onore. Il marito di Emma è totalmente assente e si dimostra un fallito fin dal primo capitolo – fallisce l’esame per diventare medico e da bambino scrive sulla lavagna per venti volte il verbo riduculus sum. Entrambe le eroine, Emma e Anna, leggono: allora è dei romanzi, la colpa? Anche Anna è stata spinta all’adulterio perché ha letto di donne sposate che tradivano i mariti? E celebre è il pensiero di Emma dopo aver ceduto alle lusinghe affettive di Rodolfo: “Ho un amante, un amante!”. Emma si sente come le eroine dei suoi romanzi. Crede di vivere in un romanzo. Ma la realtà è ben diversa.

Questo rapporto è più velato, in Anna Karenina. Si capisce che Anna legge, ma non quanto Emma.

Veniamo ora al confronto fra i personaggi maschili, visto che di quelli femminili ne abbiamo parlato già abbastanza.

Iniziamo con il confronto dei mariti. Da una parte Charles Bovary, un uomo buono, onesto, un tranquillo medico di provincia; dall’altro, Alexander Karenin, ufficiale governativo, appartenente all’alta società russa. Il primo compare pochissimo, sporadicamente, e non s’accorge che alla fine dei tradimenti di Emma, che pur amava; l’altro si dimostra un personaggio memorabile: splendide sono le riflessioni di Karenin, quando viene a sapere della storia tra Anna e Vronskij. È un uomo per cui Anna prova disgusto; la società, al contrario, lo ammira perché è stato capace di perdonarla nonostante il tradimento. E poi Anna si trova come incatenata: Vronskij preme affinché Anna convinca Karenin a concedere il divorzio, senza il quale i loro eventuali figli non potranno beneficiare di nulla, poiché illegittimi. Stiva fa l’ambasciatore, ma Karenin, sotto le influenze della contessa Lidia Ivanovna, non cede alle richieste. E poi incomincia il delirio di Anna sulla presunta relazione che Vronskij avrebbe con un’altra donna.

Emma vive una storia – anzi, due – del tutto diversa. Emma conosce Leon e si identifica in lui perché è in grado, come lei, di sognare. Sembra che entrambi siano dei personaggi positivi. Poi Leon deve partire ed Emma è costretta a reprimere l’amore che già aveva incominciato a provare per lui. Conosce Rodolfo e cede non solo perché è incapace di resistergli, ma anche perché si aggiunge un rancore per la mediocrità del marito insensibile (celebre è il passo in cui Emma sviene perché sente la carrozza di Rodolfo partire – Rodolfo le ha scritto una codarda lettera in cui accusa la Fatalità della fine della loro storia – e Charles attribuisce il malore di Emma al cibo!) – e a questo rancore l’amore represso per Leon.

Rodolfo, quando s’accorge che Emma ha intenzioni serie e che vuole scappare con lui, come abbiamo poco su accennato le scrive una lettera in cui la molla; Emma, disperata, attraversa un periodo difficile, finché, a teatro, non rivede Leon. E ancora più famoso è il passo (incriminato, poiché Flaubert era stato anche processato) della carrozza in cui i due copulano, con Emma che sbriciola la lettera che ella stessa aveva scritto per Leon, e una donna che tutta velata scende dalla carozza stessa. Si capisce cosa c’è stato ma non lo si dice esplicitamente!

Il personaggio di Emma, nella terza parte, incomincia a degenerare. Menzogne su menzogne si accumulano; debiti e spese inutili fanno salire il conto da pagare all’usurario. Emma chiede aiuto ai due amanti – sembra disposta persino a prostituirsi – ma entrambi non possono fare niente per aiutarla. Poi, per la disperazione, prende del veleno per topi e muore.

Ma torniamo agli amanti. I due uomini di Emma, che cosa provano per lei? Come si comportano? E Vronskij, invece? Egli ama Anna ed è disposto a sposarla; è chiaro, al contrario, che gli amanti di Emma Bovary siano solamente dei latin-lovers, come si suol dire. Ossia la usano solamente per divertirsi.

Alla luce di tutte queste considerazioni, possiamo concludere affermando che solo la struttura della fabula è comune ai due romanzi. Tale struttura potrebbe riassumersi in questo modo: “Una donna (Emma e Anna), sposata ma infelice (i mariti sono Charles e Alexander Karenin), trova soddisfazione trovandosi un amante e trascurando la famiglia (Emma ha Leon e Rodolfo, Anna ha Vronskij). La vicenda si scioglie con il suicidio della donna (Emma perché è indebitata, Anna perché è gelosa di Vronskij).”

Ecco dimostrato, dunque, come solo la fabula sia uguale. Ma all’interno dei due romanzi, i personaggi sono diversi. Forse si può parlare di un’influenza flaubertiana in Tolstoj (il cui romanzo è posteriore a Madame Bovary, che è del 1856). Si potrebbe individuare quella che in Plauto è chiamata contaminatio: ripresa del soggetto da un modello già noto. Ma non ci sono prove che Tolstoj abbia letto Flaubert. Elemento comune certo è questo: entrambi sono due romanzi indimenticabili e unici nella loro grandezza.

Una risposta a “Adulterio e morte. Confronto tra “Madame Bovary” e “Anna Karenina””

  1. A parte il fatto che io sono di parte perchè adoro entrambi i libri e i rispettivi film consiglierei a qualsiasi laureando in lettere moderne di prendere spunto dal tuo articolo per fare la propria tesi!
    Emma Bovary mi piace come personaggio perchè non è perfetta – non è la Emma di Jane Austen per intendersi – e anche Anna è una donna che ama, che sbaglia. Le trovo entrambe donne con una personalità spiccata, moderne per l’epoca in cui sono state raccontate. Oggi le scuole superiori purtroppo non approfondiscono molto questi capolavori, ma credo che soprattutto una donna, una ragazza debba leggere entrambi i libri. La letteratura può sempre insegnare qualcosa….

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