Gatto in spalla!!

Ho adottato un gatto, anzi una gatta. Ne ho già altri, ma questa era proprio in una brutta situazione ed aveva urgentemente bisogno di aiuto. E mi faceva una gran pena.

Amelia ha 12 anni, è guercia ed è stata impallinata con un fucile ad aria compressa da qualche brav’uomo di montagna. Amelia è anche orfana: ha perso la sua mamma umana e nessuno della sua precedente famiglia cuneese benestante ha voluto occuparsi di lei.

Così, in un giorno di festa qualunque, ho guidato per un’ora e, senza averla mai vista prima, l’ho portata via con me: l’ho ricevuta pulita ed infiocchettata con il proprio trasportino e 12 scatolette di marca scadente (avete letto bene: proprio 12 scatolette, un’elemosina).

Amelia è una gattina piccolissima e spigolosa, nera come la pece, con il pelo corto e fittissimo, l’occhio deturpato completamente bianco con piccole venature rosse, l’altro giallo ambra. Amelia è totalmente asociale: non interagisce con gli altri gatti di casa, si rifiuta di mangiare se non è da sola, non vuole usare la lettiera se deve condividerla. Un grande cruccio insomma per me che ho già 5 felini che vanno d’amore e d’accordo.

Amelia, di contro, con le persone è l’animale più affettuoso e bonariamente appiccicoso che abbia mai visto: ti segue, ti chiama con quella vocina graffiante da raucedine cronica, ti morde se non appaghi il suo bisogno di attenzione.

Ma lei non si accontenta di accucciarsi in braccio, non è paga di essere accarezzata e di ricevere i grattini: lei vuole solo stare appesa alla spalla con le unghiette appuntite conficcate nella tua carne, desidera solo appollaiarsi come un corvo in attesa della preda (forse il colore porta con sé informazioni genetiche sulle abitudini??!). E stare lì. Anche tutto il giorno, anche tutti i giorni, a fare fusa leggere, quasi impercettibili, a mordicchiarti l’orecchio quando, muovendoti, le provochi fastidio e scomodità; con buona pace degli altri 5 che reclamano la loro parte di attenzioni.

Qualche giorno fa guardandomi riflessa nello specchio del bagno con indosso la mia immancabile sciarpa fuseggiante e pelosa, mi sono ricordata di quel ragazzo senzatetto inglese e del suo gatto rosso Bob: anche lui sta appollaiato sulla spalla del suo padrone, nella stessa identica posizione di Amelia, ma loro, insieme, hanno fatto fortuna e girato il mondo; io invece sono qui, con una palletta di pelo bisbetica ed il mutuo da pagare.

Ed oggi sono qui, un po’ demoralizzata perché Amelia non fa alcun passo avanti nella socializzazione nonostante i miei sforzi, perché ho le spalle coperte di graffietti impercettibili e dolorosi, perché sono un po’ stanca di avere un inevitabile scaldacollo addosso appena varco la porta di casa.

Ed oggi sono qui, a cercare un po’ di comprensione da chi ha gatti come me e magari si trova in una situazione analoga: credo di non essere l’unica al mondo!

Per cui, vi prego, rincuoratemi! Raccontatemi come i vostri gatti vi tiranneggiano, sottoponendovi ad estenuanti sedute di impastamento doloroso, fusa e strusciamenti.

 

 

 

 

 

 

 

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