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Addestrare il cane serve davvero?

Possiedo un cane nero e peloso con gli occhi rossi. Sembra un lupo. L’ho adottato a scatola chiusa (sì sì avete capito bene: l’ho preso senza averlo mai visto! Nemmeno in foto) in Sicilia, precisamente a Pedara (CT). E’ arrivato in aereo, con 4 ore di ritardo, con altri 8 cuccioli stipati nello stesso trasportino, quasi 9 anni fa.

Devo confessare che non è stato subito amore: lui era terrorizzato, non abituato ad essere maneggiato, totalmente asociale, nonostante la sua tenera vita fosse iniziata da soli 2 mesi.

E’ stata una sfida. Una grande, enorme scommessa. Lord (così ho chiamato quel cagnaccio color del carbone) durante i primi 6/8 mesi della nostra strada insieme, ha trascorso il suo tempo a fuggire, nascondersi, difendersi, alla meglio ad ignorarmi: tutti i miei sforzi per rendermelo quanto meno amico, cadevano nel vuoto ed io passavo il mio tempo a cercare con lui un’interazione che non si attuava mai.

Ma un giorno, un giorno che non potrò mai dimenticare, all’improvviso lui ha deciso di fidarsi di me e di me soltanto: mi ricordo come se fosse successo un attimo fa, il mio cane mi ha guardato negli occhi e mi ha detto “prendimi, mi affido a te”. E dal quel giorno, oggi come allora, io e lui, nonostante i guai che combina, la sua iperprotettività che mi ha portato a risarcire pantaloni strappati più di una volta, il suo ego smisurato, siamo come pane e nutella: una cosa a cui non si può rinunciare.

Non è il mio primo cane, ma con lui il legame è profondamente diverso che con i precedenti: il nostro rapporto non ha nulla a che fare con quello che abitualmente si instaura tra padrone ed animale. Io non sono la sua “dominatrice” e lui non è il mio “dominato”. Noi siamo due pari. Come amici, come compagni di vita. Noi discutiamo, litighiamo, ci teniamo il muso e poi siamo ancora noi, con le nostre complicità e le nostre tenerezze.

A vederci adesso mi domando se davvero sarebbe finita meglio se lo avessi portato da un istruttore cinofilo come mi consigliavano i più quando lui era piccolo e io tanto demoralizzata.

Nella mia vita di animalista ho visto molti cani seguiti da “personale addetto ai lavori” trasformati da animali gioiosi ed esuberanti in bambole di pezza prive di volontà, fintamente felici di eseguire azioni non insite naturalmente nel loro comportamento in cambio di una piccola ricompensa, di un bocconcino goloso, di una carezza in più.

Sono contraria ora più che mai ad addestrare i cani ad attività che non sono proprie del loro atteggiamento: è davvero necessario che il proprio peloso sappia dare la zampa (ricalco del tipico gesto umano del salutarsi stringendosi la mano) o che sappia rotolare su se stesso? Io lo ritengo del tutto superfluo: sono molto più appagata da un bacio con tanto di zampata fangosa. Non mi gratifica affatto pensare di dimostrare la supremazia sul mio cane ricattandolo con le carezze o il cibo, lo preferisco così: pasticcione, ingombrante e festoso.

 

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