Crac Cirio: pm, 15 anni a Cragnotti e 8 a Geronzi

ROMA – La condanna di Sergio Cragnotti a 15 anni di reclusione e di Cesare Geronzi a 8 anni e’ stata chiesta dalla pubblica accusa al processo per il crac da 1.125 milioni di euro (in gran parte costituito da bond) della Cirio.
In totale l’accusa ha chiesto la condanna di 31 imputati, per un totale di 221 anni, e di una societa’. Per tutti gli imputati, ad eccezione di Michele Casella, e’ stata sollecitata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, e l’inabilitazione all’esercizio di una impresa commerciale ed incapacita’ ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per la durata di dieci. La società citata dal pm e’ Dianthus Spa per la quale e’ stata formulata la richiesta di una sanzione pecuniaria nella misura di 300 quote.

Le altre richieste di condanne riguardano: a 8 anni per Riccardo Bianchini Riccardi, Ernesto Chiacchierini, Alfredo Gaetani, Paolo Nicolini, Ettore Quadrani, Vittorio Romano, Francesco Scornajenchi; a 6 anni per Emma Benedetti, Tomaso Farini, Mauro Luis Pontes Pinto E Silva, Grazia Scartaccini, Lucio Velo, Gianluca Marini, Annunziato Scordo, Francesco Maria Matrone, Francesco Sommaruga Angelo Fanti, Pietro Celestini Locati, Remo Martinelli, Giovanni Benevento e Ambrogio Sfrondini; a 4 anni per Michele Casella.

Gli imputati sono in gran parte dirigenti delle società del Gruppo Cirio, all’epoca dei fatti (2003), funzionari di banca e collaboratori di Cragnotti. Al termine della prescrizione il pm ha definito prescritto il reato di truffa che riguarda tre indagati. Si tratta di Sebastiano Baudo, Angelo Brizzi e Alberto Giovannini. Il processo si sta celebrando davanti ai giudici della I sezione penale del Tribunale di Roma.
LEGALI GERONZI: GIUDICI NE RICONOSCERANNO CORRETTEZZA – I difensori di Cesare Geronzi, gli avvocati Ennio Amodio e Paola Severino, si dicono certi che i giudici sapranno andare al di la’ delle ”implausibili presunzioni contenute in una requisitoria generica e immotivata” fatta oggi dai Pm nel processo Cirio, con la richiesta di una condanna a 8 anni di reclusione per il banchiere, riconoscendone dunque la correttezza. ”Anche quando il cliente e’ solido e vitale – affermano i legali di Geronzi -, le banche dovrebbero coltivare la logica del sospetto e pronosticare esiti rovinosi pur se si convincono che una impresa gode di buona salute. E’ questo il pensiero cui si ispira la requisitoria dei pubblici ministeri nel processo Cirio, la’ dove prospetta responsabilita’ penali al di fuori della cerchia degli amministratori del Gruppo Cragnotti”.

”In questo modo pero’ – aggiungono gli avvocati Amodio e Severino – si trasforma la fisiologia del credito in una patologia del finanziamento, una condotta che le prove raccolte dal Tribunale di Roma hanno invece persuasivamente escluso”. ”I giudici sapranno certamente andare al di la’ di queste implausibili presunzioni contenute in una requisitoria generica e immotivata. Potranno cosi’ riconoscere che tutti i manager della allora Banca di Roma, a cominciare dal suo Presidente Cesare Geronzi, che, peraltro, non aveva specifici poteri in materia, hanno agito con la correttezza e l’equilibrio di chi e’ attento alle esigenze del cliente, ma si guarda bene dal farsi trascinare dalle sue incontrollate aspirazioni”.

GERONZI, FIDUCIA GIUDICI, SEMPRE CORRETTO – Cesare Geronzi confida in una decisione positiva dei giudici nel processo Cirio. E’ quanto si apprende da fonti vicine alla presidenza delle Generali, dopo la richiesta di una condanna a 8 anni di reclusione avanzata oggi dai Pm per il banchiere, al termine della requisitoria al processo per il crac del gruppo alimentare. “Dopo le dichiarazioni degli avvocati della difesa sulle richieste del Pubblico Ministero nel processo Cirio, fonti vicine alla presidenza delle Generali fanno presente, nel rispetto dell’autorità giudiziaria, di confidare pienamente in una decisione del collegio giudicante che, per le ragioni esposte dalla difesa, riconosca la correttezza dell’operato del Presidente Geronzi, ricordando altresì che tutte le volte che la sua condotta, nell’esercizio dell’attività di banchiere, è stata sottoposta al vaglio della Magistratura, essa è risultata sempre corretta, con la conseguenza della dichiarazione di non colpevolezza”.

CRAGNOTTI, UNA RICHIESTA ASSURDA – “Una richiesta assurda”. Così Sergio Cragnotti, ex patron della Cirio, ha commentato, parlando con uno dei suoi difensori, Lorenzo Contrada la richiesta di condanna a 15 anni di reclusione fatta a conclusione della requisitoria sul crack del gruppo agroalimentare. Cragnotti ha sollecitato quindi i suoi legali a preparare. in sede di arringa difensiva, una “risposta adeguata al fine di dimostrare – ha detto a Contrada – che di tutte le operazioni finite sotto processo erano a conoscenza, e furono approvate, dagli organismi di controllo”. Dal canto suo Contrada ha definito “folle e sproporzionata, rispetto alle risultanze del dibattimento” la richiesta del pubblico ministero Gustavo De Marinis, rappresentante dell’accusa insieme con Rodolfo Sabelli e Tiziana Cugini. “Più volte ho sentito dire nel corso del processo – ha dichiarato – che il caso Cirio non aveva nulla a che vedere con quello della Parmalat (Calisto Tanzi condannato a 18 anni di reclusione ndr). A Cragnotti è stata contestata la tipologia delle operazioni eseguite, ma tutto è stato fatto alla luce del sole. Addirittura la Consob è stata sempre messa al corrente di tutte le operazioni e dei piani di rientro, bond compresi”.

CODACONS, PM TROPPO BENEVOLI, RISPARMIATORI FACCIANO CAUSA ALLE BANCHE – I pm del crac Cirio sono troppo benevoli con Sergio Cragnotti e Cesare Geronzi che, secondo il Codacons, meriterebbero l’ergastolo. “Questi signori meritano pene più severe – attacca il presidente Carlo Rienzi in una nota – e se la vicenda Cirio fosse avvenuta all’estero di sicuro non avrebbero evitato l’ergastolo. Resta l’amarezza nel vedere che le banche, complici di questo crac finanziario, non riceveranno alcuna pena”. L’associazione invita poi i risparmiatori danneggiati a fare causa alle banche responsabili della vendita: ci sarebbe la possibilità di “recuperare il 100% delle somme investite”.

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