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“Nessuno mi può giudicare”: la commedia degli stereotipi

Che il cinema italiano non possa essere paragonato a quello americano è cosa nota. Il problema più serio è che abituarsi a vedere i film americani e poi, di tanto in tanto, uno italiano, conduce lo spettatore in un abisso di differenza, stilistica e qualitativa.
Delle ultime commedie italiane uscite al cinema, Nessuno mi può giudicare è tra le più recenti. Nel cast Paola Cortellesi e Raoul Bova, mai convincente.
La trama ricalca gli stereotipi letterari e cinematografici di vecchia data. Alice (Paola Cortellesi), alla morte del marito, non trovando lavoro è costretta a prostituirsi. Ma il mestiere è difficile, così deve farsi aiutare dalla escort Eva, bella, sicura di sé e trasgressiva. Allo stesso tempo Alice conosce Giulio (Raoul Bova), che gestisce un Internet Point. Alice e Giulio si innamorano; lui scopre che lei fa la prostituta, la lascia ma la perdona. Niente di più piatto e prevedibile.
La voce fuori campo che racconta questa vicenda poteva essere evitata. Non ci sono gag particolarmente esilaranti. Lo spettatore con un minimo di cultura cinematografica e letteraria conosce bene il cliché della donna costretta alla prostituzione; e sa anche che i pregiudizi sulle prostitute sono diffusi.
Il film vuole dunque dire che le prostitute non hanno alternative. Non troppo celata è una sottile polemica nei confronti dei politici italiani e delle loro abitudini a frequentare le escort. Questo lo si comprende, in particolar modo, da una battuta di Eva: negli incontri con i politici, se sono di destra bisogna ridere; se sono di sinistra bisogna annuire, per farli sentire intelligenti.
Nel complesso Nessuno mi può giudicare è un film senza pretese artistiche ma anche senza pretese di stupore: lo spettatore sa come andrà a finire la vicenda; il meccanismo è collaudato e i personaggi non hanno spessore psicologico. Non c’è alcuna originalità, se pensiamo che anche la povera Fantine di Hugo deve prostituirsi per salvare Cosette. La differenza è che in Hugo c’è drammaticità, c’è pathos e c’è commozione, mentre in questo film – anche per il fatto che si tratti di una commedia – non si vuole stimolare alcuna emozione.
Una rinascita del cinema italiano è impensabile, a questo punto. Da diversi anni sono pochissimi i film italiani di vero livello – a prescindere dal genere. Se oggi persino un film come Che bella giornata riesce a spopolare e a superare La vita è bella, vuol dire che manca un gusto estetico e che gli italiani badano più al conformismo che alla qualità del film in sé.
Accanto a commedie come Nessuno mi può giudicare, i soliti cinepanettone stancano e sono già consumati prima ancora della fruizione: anche quelli ricalcano la stessa struttura narrativa e non offrono alcun elemento di novità, ambientazione a parte (Natale a…).
Perlomeno Nessuno mi può giudicare non è volgare come quei film, davvero inguardabili, ma è del tutto insipido, privo di qualsivoglia elemento di interesse.

Una risposta a ““Nessuno mi può giudicare”: la commedia degli stereotipi”

  1. Ilcinema riflette i tempi e la società e al momento i tempi e gli italiani vogliono evasione. Anche io amo di più il cinema d’autore, vedere un film che ti tiene attaccato allo schermo fino all’ultimo secondo, ma credo che la leggerezza oggi sia preferita e forse è per questo che Checco Zalone ha spopolato.

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